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Carlo Sarno 

ARCHITETTURA CRISTIANA 

 

Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme (lato Nord)

 

 

 

 

 



ARCHITETTURA CRISTIANA

di Carlo Sarno


Il fondamento dell'Architettura Cristiana è l'Amore, e poiché Dio è Amore, il fondamento dell'Architettura Cristiana è Dio.

Gesù Cristo è la misura, la proporzione ed il fondamento della buona Architettura Cristiana intesa come opera caritatevole verso il prossimo e la natura. E’ l’Amore di Dio che agendo nella realtà, nel cuore degli abitanti, dei costruttori e dei progettisti genera una buona architettura, organica alla vita.  L'Amore nell'Architettura Cristiana è sintropia, fraternità, carattere, gioia e  bellezza.

La buona Architettura si fonda sulla carità universale. Da sempre l’Architettura ha avuto un dialogo con l’Amore, ma adesso è giunta l’ora di porre chiaramente la carità di Dio a fondamento del  ‘fare bene’ in architettura.

L’essere umano ha bisogno di vivere con Dio, di esprimere la realtà di Dio, di comunicare la realtà di Dio.

Dio è inconoscibile: Gesù, parola viva di Dio ce lo ha rivelato. Noi immersi nel peccato possiamo intravedere la pura realtà di Dio mediante la grazia e la nostra fede.

Nel medioevo l’arte, l’architettura e la cultura in generale contribuivano a divulgare il Vangelo. Bisogna recuperare questo ruolo perduto dell’arte e della cultura. Il vero architetto è colui che coniuga l’intuizione mistica con l’intuizione artistica e scientifica. La vera Architettura Cristiana è quella che ci parla del mistero di Dio. Il vero architetto opera illuminato dallo Spirito Santo. L’intuizione può pervenire ad espressioni pure che possono rappresentare la pura realtà di Dio.

Occorre ricercare nell’Architettura le forme, le relazioni, le funzioni, le tecnologie, le combinazioni cromatiche, le geometrie e proporzioni, i contenuti, i simboli, ecc.  che possono esprimere organicamente le connessioni proprie al messaggio evangelico.

Il principio dell'Amore si realizza nelle opere di Architettura Cristiana : soltanto in una caritatevole architettura può manifestarsi armoniosamente una vita caritatevole.  Una casa, una città può determinare e suggerire comportamenti superficiali, egoistici, viziati  oppure, al contrario, può suscitare partecipazione, amore, carità, operosità.

L’Architettura Cristiana non può esistere senza Dio, è presenza di Dio, ha un solo significato: quello di esprimere la realtà di Dio. Architettura come carità significa architettura come amore verso Dio e verso il prossimo alla maniera di Gesù.

La buona Architettura, la vera Architettura Cristiana dell'uomo è espressione di buoni sentimenti, promuove l'Amore come partecipazione sostenibile alla vita in tutte le sue forme ( paradigma ecologico sintropico ), diffonde la vera libertà, la biodiversità, è creativa,  è bella, è raggiante di gioia, è ecologica, è sinergetica, è sociale, è congruente con il buon vivere ed il buon abitare.  E' l'Amore  che agendo nella realtà, nel cuore degli abitanti, dei costruttori e dei progettisti, genera buona Architettura e, quindi, un ecorganico ambiente naturale, sociale e spirituale  per la vita dell'uomo.

L’Amore è il nuovo orizzonte suggerito ai costruttori e abitanti dall’Architettura Cristiana. Tutta la buona Architettura deve essere permeata dal principio dell’Amore, quindi rivolta al bene e pertanto alla crescita positiva dell’umanità.

In ogni intervento architettonico bisogna sempre tentare, malgrado i vincoli economici, legislativi, ambientali e culturali, di raggiungere il maggior grado di buon vivere e di buon abitare mediante una buona progettazione e costruzione che tenga conto della partecipazione degli utenti all’opera da costruire.

Una buona opera organica di Architettura nasce da un rapporto armonico, articolato e sincero di amore tra i diversi attori che concorrono alla sua realizzazione: dall’architetto all’imprenditore, dagli utenti agli operai, ecc..

In definitiva, una buona Architettura Cristiana è " un Atto di Amore che nasce da una Storia di Amore ".

L'Architettura Liturgica Cristiana è amore per la vita in Cristo e lode a Dio.




 

Basilica della Sacra Famiglia, di Antoni Gaudi

 

ARCHITETTURA CRISTIANA

Approfondimenti a cura dell'Arch. Carlo Sarno





 

 


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Documenti del Concilio Vaticano II

 








Papa Giovanni Paolo II così definisce che cos'è la vera Arte Cristiana nella Lettera Apostolica " Duodecimum Saeculum ":
"...L'arte per l'arte, la quale non rimanda che al suo autore, senza stabilire un rapporto con il mondo divino, non trova posto nella concezione cristiana dell'icona. Quale che sia lo stile che adotta, ogni tipo di arte sacra deve esprimere la fede e la speranza della Chiesa. La tradizione dell'icona mostra che l'artista deve avere coscienza di compiere una missione al servizio della Chiesa. L'autentica arte cristiana è quella che, mediante la percezione sensibile, consente di intuire che il Signore è presente nella sua Chiesa, che gli avvenimenti della storia della salvezza danno senso e orientamento alla nostra vita, e che la gloria la quale ci è promessa, trasforma già la nostra esistenza. L'arte sacra deve tendere ad offrirci una sintesi visuale di tutte le dimensioni della nostra fede. L'arte della Chiesa deve mirare a parlare il linguaggio dell'Incarnazione ed esprimere con gli elementi della materia colui che "si è degnato di abitare nella materia e operare la nostra salvezza attraverso la materia", secondo la bella formula di San Giovanni Damasceno...".







 

  DOCUMENTI  E  ARTICOLI  IN  EVIDENZA


 


INDICE :










Fondamenti della Liturgia e Architettura Cristiana

Storia della Chiesa e Liturgia



Insegnamenti sulla Liturgia dei Pontefici e documenti dei Pontifici Consigli, Commissioni e Ufficio Liturgico



Centro Studi Arte, Architettura, Liturgia



Articoli sul rapporto attuale tra Arte, Architettura e Liturgia



Antoni Gaudi : l'architetto di Dio



Carlo Sarno : scritti e articoli su Arte e Architettura Cristiana



Storia dell'Architettura Cristiana



Problematiche di Arte e Architettura Sacra contemporanea

 



 





 

 

 

 


UFFICIO DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE
DEL SOMMO PONTEFICE

Perché la liturgia? Cosa significa liturgia? (CCC 1066-1070)

Nel Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC), dopo la professione di fede, sviluppata nella prima parte, si passa alla spiegazione della vita sacramentale, nella quale Cristo è presente, attua e continua l'edificazione della sua Chiesa. Infatti, se nella liturgia non emergesse la figura di Cristo, che è il suo principio ed è realmente presente per renderla valida, non avremmo più la liturgia cristiana, completamente dipendente dal Signore e sostenuta dalla sua presenza.

Quindi, esiste un rapporto intrinseco tra fede e liturgia, entrambe sono intimamente unite. In realtà, senza la liturgia e i sacramenti la professione di fede non avrebbe efficacia, perché mancherebbe della grazia che sostiene la testimonianza dei cristiani. E «dall'altra parte, l'azione liturgica non può mai essere considerata genericamente, a prescindere dal mistero della fede. La sorgente della nostra fede e della liturgia eucaristica, infatti, è il medesimo evento: il dono che Cristo ha fatto di se stesso nel Mistero pasquale» (Benedetto XVI, Sacramentum Caritatis, 34).

Se apriamo il Catechismo nella sua seconda parte, si legge che la parola “liturgia” significa originariamente «servizio da parte del popolo e in favore del popolo». Nella tradizione cristiana vuole significare che il Popolo di Dio partecipa all'«opera di Dio» (CCC, 1069).

In che cosa consiste questa opera di Dio alla quale noi partecipiamo? La risposta del Catechismo è chiara e ci permette di scoprire l'intima connessione esistente tra fede e liturgia: «Nel Simbolo della fede, la Chiesa confessa il mistero della Santa Trinità e “il mistero della sua volontà, secondo [...] la sua benevolenza” (Ef 1,9) su tutta la creazione: il Padre compie il “mistero della sua volontà” donando il suo Figlio diletto e il suo Santo Spirito per la salvezza del mondo e per la gloria del suo Nome» (CCC, 1066).

Infatti, «quest’opera della redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio, che ha il suo preludio nelle mirabili gesta divine operate nel popolo dell’Antico Testamento, è stata compiuta da Cristo Signore, specialmente per mezzo del mistero pasquale della sua beata passione, risurrezione da morte e gloriosa ascensione» (CCC, 1067). È questo il mistero di Cristo che la Chiesa «annunzia e celebra nella sua liturgia, affinché i fedeli ne vivano e ne rendano testimonianza nel mondo» (CCC, 1068).

Per mezzo della liturgia «si effettua l'opera della nostra redenzione» (Concilio Vaticano II, Sacrosanctum Concilium, 2). Pertanto, come fu inviato dal Padre, Cristo ha inviato gli Apostoli a predicare la redenzione e ad «attuare l'opera di salvezza che annunziavano, mediante il sacrificio e i sacramenti attorno ai quali gravita tutta la vita liturgica» (ibid., 6 ).

Così vediamo che il Catechismo sintetizza l'opera di Cristo nel mistero pasquale, che è il suo nucleo essenziale. E il nesso con la liturgia è ovvio, poiché «attraverso la liturgia Cristo, nostro Redentore e Sommo Sacerdote, continua nella sua Chiesa, con essa e per mezzo di essa, l’opera della nostra redenzione» (CCC, 1069). Quindi, questa «opera di Gesù Cristo», perfetta glorificazione di Dio e santificazione degli uomini, è il vero contenuto della liturgia.

Questo è un punto importante perché, sebbene l'espressione e il contenuto teologico-liturgico del Mistero pasquale dovrebbero ispirare lo studio teologico e la celebrazione liturgica, non è sempre stato così. Infatti, «la maggior parte dei problemi collegati all'applicazione concreta della riforma liturgica ha a che fare con il fatto che non è stato tenuto sufficientemente presente il peso dato dal Concilio Vaticano II alla Pasqua […]. Pasqua significa inseparabilità della Croce e della Risurrezione [...]. La Croce sta al centro della liturgia cristiana, con tutta la sua serietà: un ottimismo banale che nega la sofferenza e l'ingiustizia nel mondo e riduce l'essere cristiani all'essere cortesi non ha nulla a che fare con la liturgia della croce. La redenzione è costata a Dio la sofferenza di suo Figlio, la sua morte, e l’“exercitium” della redenzione, che, secondo il testo conciliare, è la liturgia, non può avvenire senza le purificazioni e le maturazioni che vengono dalla sequela della croce» (J. Ratzinger / Benedetto XVI, Teologia della liturgia, LEV, Città del Vaticano 2010, pp. 775-776).

Questo linguaggio si scontra con quella mentalità incapace di accettare la possibilità di un reale intervento divino in questo mondo, in soccorso dell'uomo. Quindi, «la confessione di un intervento redentore di Dio per cambiare questa situazione di alienazione e di peccato è vista da quanti condividono la visione deista come integralista, e lo stesso giudizio è dato a proposito di un segnale sacramentale che rende presente il sacrificio redentore. Più accettabile, ai loro occhi, sarebbe la celebrazione di un segnale che corrispondesse a un vago sentimento di comunità. Il culto però non può nascere dalla nostra fantasia; sarebbe un grido nell'oscurità o una semplice autoaffermazione. La vera liturgia presuppone che Dio risponda e ci mostri come possiamo adorarlo. “La Chiesa può celebrare e adorare il mistero di Cristo presente nell'Eucaristia proprio perché Cristo stesso si è donato per primo ad essa nel sacrificio della Croce” (Benedetto XVI, Sacramentum Caritatis, 14). La Chiesa vive di questa presenza e ha come ragion d'essere e di esistere quella di diffondere tale presenza nel mondo intero» (Benedetto XVI, Discorso del 15.04.2010).

Questa è la meraviglia della liturgia che, come ricorda il Catechismo, è culto divino, annuncio del Vangelo e carità in azione (cf. CCC, 1070). È Dio stesso che agisce e noi siamo attratti da questa sua azione, per essere trasformati in Lui.


Fonte :  http://www.vatican.va/news_services/liturgy/details/ns_lit_doc_20120111_perche-liturgia_it.html 



 




"  L'anima cristiana, che è profondamente umana perché accostata a Dio creatore nel contatto della Grazia, è conseguentemente cattolica, universale; e, senza snaturarsi, senza nulla perdere della sua genialità e sincerità, sintonizza con tutto quanto nell'uomo è vero e buono e bello: non ha limiti nello spazio, non ne ha nel tempo; ogni civiltà, ogni continente, ogni secolo, in quanto ha di veramente e degnamente umano, è ' naturaliter ' cristiano e trova l'Evangelo aperto ad accoglierne le istanze e lo spirito... Ogni momento nella storia dice nel linguaggio dei vivi la lode del Dio vivente... Lo spirito cristiano è essenzialmente comunitario... La chiesa di pietra che, anche nel nome, mutua dalla realtà che la ispira e a cui serve, è la casa di una comunità, il luogo di raduno di una società, la sede di un'assemblea. Non è un'ispirazione individualistica e personale quella che anima la preghiera liturgica: la preghiera della ' familia Dei ', del Corpo Mistico, del Cristo totale - capo, cioè, e membra - ha insita una nota di superiore socialità, che il Mistero dell'Eucaristia nutre e approfondisce creando, nella partecipazione di tutti i fedeli al Corpo e al Sangue del Signore, una misteriosa consanguineità con Cristo e fra di loro...  il pastore avverte oggi più che mai il bisogno di edificare la Chiesa viente, di comunicare in Cristo con gli uomini vivi, di amarli, di salvarli... Quest'ansia dell'incarnazione, così tipica della natura teandrica e sacramentale della Chiesa, potrà esprimersi efficacemente nella trama residenziale?... La presenza della Chiesa, essenzialmente missionaria, porta con sé, nel rapporto fra il tempio di pietra e l'insediamento umano, innovazioni a mio avviso altrettanto forti e decisive quanto quelle verificatesi nello spazio interno dell'aula sacra. Tali innovazioni sono anzi intercomunicanti fra loro e in reciproca funzione... ".  Card. Giacomo Lercaro , Presidente del Consilium per l'applicazione della Costituzione sulla Sacra Liturgia (tratto da Architettura e Liturgia, a cura di Pina Ciampani, Ed. Pro Civitate Christiana Assisi, 1965).





 

 

 

 

 


 



Carlo Sarno

PROGETTARE , COSTRUIRE E ABITARE  CON DIO



La finalità principale dell’Architettura è la realizzazione dell’amore di Dio nel mondo. Ciò significa che l’Architettura è buona ed organica quando scaturisce da un atto di amore che concorre al buon vivere ed al buon abitare e, quindi, alla libera e vera espressione di buoni sentimenti e buone azioni.

 
Nell’Antico Testamento della Bibbia così si legge:
        “ Con la sapienza si costruisce la casa,
           con la prudenza si rende salda,
           con la scienza (e l’arte) si riempiono le sue stanze
                  di tutti i beni preziosi e desiderabili”                 (Prov.24,3/4)
e dopo la Parola del Vangelo possiamo aggiungere:
        “ E con l’amore di Dio si vive, si abita, si progetta e si costruisce “.
Il nuovo principio dell’architettura è l’amore cristiano inteso come carità universale.
Vitruvio, nell’età dell’impero romano, nel suo trattato ‘Dell’Architettura’ sentenziò che qualsiasi opera architettonica ha tre requisiti fondamentali: la firmitas, l’utilitas e la venustas, cioè rispettivamente la solidità, l’utilità e la bellezza; nel libro I°, cap.3 scrisse: “ Solidità, quando le fondamenta costruite con materiali scelti con cura e senza avarizia, poggeranno profondamente e saldamente sul terreno sottostante ; utilità, quando la distribuzione dello spazio interno di ciascun edificio di qualsiasi genere sarà corretta e pratica all’uso; bellezza, quando l’aspetto dell’opera sarà piacevole per l’armoniosa proporzione delle parti ottenuta con adeguato calcolo delle simmetrie “.
Con l’avvento della Parola di Cristo possiamo aggiungere alle tre categorie classiche una quarta che le completa e le finalizza ad un progetto creativo di respiro universale :” la Caritas “.
Scrisse S.Paolo nella I° lettera ai Corinzi :” La carità è paziente, è benigna la carità, non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. “.
La carità rende partecipe l’architettura della vita divina, la libera, la proietta in una dimensione sovrastorica sebbene ancorata ai bisogni della collettività: una vera architettura è lievito per la civiltà. 
Quindi i requisiti di una buona architettura risultano:
 
             firmitas     ---      solidità
             utilitas      ---      utilità                  >          epoca   pagana
             venustas   ---       bellezza
 
             caritas       ---       amore                >          epoca   cristiana
 
La buona architettura, la vera architettura è espressione di buoni sentimenti, promuove l’amore come partecipazione alla vita in tutte le sue forme, diffonde la vera libertà, è congruente con il buon vivere ed il buon abitare. Una buona architettura organica alla vita è sempre legata all'uomo, al luogo e al tempo, tre variabili che non si ripetono mai. Si sviluppa con amore, verità e libertà dall'interno verso l'esterno, dalla vita interiore che si svolge nello spazio all'ambiente esterno.
Dio è la misura, la proporzione ed il fondamento della buona architettura intesa come opera caritatevole.
E’ l’amore di Dio che agendo nella realtà, nel cuore degli abitanti, dei costruttori e dei progettisti genera una buona architettura organica alla vita.
.....
L’architettura non può esistere senza Dio, è presenza di Dio, ha un solo significato: quello di esprimere la realtà di Dio.
Architettura come carità significa architettura come amore verso Dio e verso il prossimo alla maniera di Gesù.
 
 
LA  MISSIONE DEGLI  ARCHITETTI  E  DEI  COSTRUTTORI
La missione degli architetti e dei costruttori è la creazione di oggetti e spazi e relazioni per il buon vivere ed il buon abitare.
Tutte le categorie e le regole dell’architettura sono sottoposte all’universale principio dell’amore. Si realizza una buona architettura organica alla vita trasformando l’amore in forme, funzioni e relazioni ad esso congruenti nel campo architettonico.
La missione degli architetti e dei costruttori è la realizzazione dell’amore nell’architettura: applicare l’amore nell’architettura significa realizzare una buona architettura.
Amore è giustizia, verità e bellezza nell’architettura. Amore è semplicità, chiarezza e onestà. Amore è buona e organica  architettura.
 
AMORE  PER  LA VITA
Per una buona architettura ci vuole un grande amore per la vita, intesa in tutte le sue forme. La vita è la bellezza, la luce dell’esistenza, il soffio divino che alimenta tutte le cose. La vita è la Parola di Dio.
L’amore è la direzione verticale nella spirale evolutiva della vita.
L’architettura è organicamente legata alla vita, profondamente umana, intensamente pervasa di amore.
L’architettura è la scienza dell’abitare al servizio dell’amore per la vita. L’amore è armonia, serenità, bellezza, unità nella varietà, organicità e integralità , la qualità che fa stare insieme tante parti diverse, apparentemente contrapposte, ma poi risultanti nell’insieme belle e gioiose.
L’architettura è speculare alla vita, riflette la vita in tutta la sua complessità, materiale e spirituale, si genera dall'interno verso l'esterno.
La vera architettura concorre alla realizzazione della volontà di Dio, alla ricerca della verità, alla comprensione della vita di  Dio come comunione con l'umanità e la natura .
 
LIVELLO  GLOBALE  E  LOCALE
Per una buona architettura occorre un buon vivere, un buon esistere, e ciò deve accadere sia a livello globale, contestuale, per quanto riguarda la società e l’intera umana civiltà, sia a livello locale, nella capacità dell’individuo di abitare pienamente e sanamente lo spazio-tempo-luce in cui vive.
Il livello globale si estende dall’universo fisico all’universo spirituale dell’uomo e comprende la connessione dell’uomo con una realtà più generale e complessa in tutte le sue articolazioni.
Il livello locale puntualizza il rapporto stretto che intercorre tra l’individuo ed il suo spazio fisiologico e spirituale, necessario ad abitare.
  
BONTA’  NELL’AGIRE
Spesso si perde di vista nei diversi mestieri l’idea di bontà, cioè il fine realizzabile con un’opera buona, congruente con l’amore di Dio.
Si è distratti dal profitto economico, dall’efficienza produttiva, dai falsi ostacoli legislativi, da una teoria troppo fredda e astratta, da sentimenti disonesti verso la società.
Anche nel campo dell’architettura spesso ci troviamo di fronte ad enormi errori di progettazione e costruzione, errori che un qualsiasi modesto buon senso avrebbe potuto evitare. Ciò accade perché si perde di vista il fine del proprio operare, la positività del proprio essere nel mondo.
Prima di una ottimale progettazione e costruzione funzionale, tecnologica ed estetica ci deve essere la ricerca di un buon spazio di esistenza, di uno spazio che susciti comportamenti rivolti al bene, alla libertà, alla creatività. Un buon spazio-tempo-luce architettonico rinfranca lo spirito, rinvigorisce il corpo, conduce ad una vita sana e costruttiva.
 
I  TRE  LIVELLI
Non ci potrà essere una buona architettura se non saranno armonizzati i tre livelli del suo campo di attuazione: primo, il buon vivere;  secondo, il buon abitare; terzo, il buon progettare e costruire.
Il buon vivere implica una società fondata su principi cristiani o comunque riferiti alla carità, un contesto sano e forte ove gli elementi positivi dell’umanità trovano un terreno creativo adatto.
Il buon abitare è legato all’individuo, alla sua capacità di esistere in un rapporto di carità con l’ambiente circostante, di partecipare alla vita del luogo ove risiede.
Il buon progettare e costruire è l’attuazione in spirito di carità del buon vivere e del buon abitare in forma costruita.
I tre livelli sono interdipendenti ed interagiscono tra di loro: una mancata realizzazione di uno solo di essi danneggia profondamente il sistema urbanistico e architettonico .
 
UN NUOVO ORIZZONTE
L’amore è il nuovo orizzonte dell’architettura. Tutta la buona architettura deve essere permeata dal principio dell’amore, quindi rivolta al bene e pertanto alla crescita positiva dell’umanità.
In ogni intervento architettonico bisogna sempre tentare , malgrado i vincoli economici, legislativi, ambientali e culturali , di raggiungere il maggior grado di buon vivere e di buon abitare mediante una buona progettazione e costruzione che tenga conto della partecipazione degli utenti all’opera da costruire.
Una buona opera di architettura nasce da un rapporto organico, articolato e sincero di amore tra i diversi attori che concorrono alla sua realizzazione: dall’architetto all’imprenditore, dagli utenti agli operai, ecc.. Nell’insieme una buona architettura è un atto di amore che nasce da una storia di amore.
L’amore di Dio illumina il nuovo orizzonte dell’architettura e apre nuovi scenari alla possibilità umana di creare spazi, relazioni, tecnologie, forme  idonee alla realizzazione di quella parte migliore dei nostri sentimenti e delle nostre aspirazioni.
 
ECOSISTEMI  SPIRITUALI
Perché una persona possa sviluppare le proprie virtù e le proprie capacità occorre che l’ambiente in cui deve crescere e vivere sia il più possibile armonioso e stimolante.
La religione e la politica creano nel mondo ‘ambienti’ psico-culturali ora più ora meno congruenti allo sviluppo dell’individuo e alla sua capacità di vivere e di abitare. La condizione primaria per un buon vivere nella società è quindi che i due massimi sistemi, quello religioso e quello politico-economico, siano positivi nel senso di consentire un sano progresso e miglioramento nelle condizioni di vita generale, ovvero promuovano modelli di civiltà sempre più congruenti con la piena realizzazione dell’essere umano come individuo e come parte di una collettività.
Molte volte accade però che il messaggio religioso venga male interpretato, istituzionalizzato o utilizzato per fini non troppo leciti;  così anche spesso abbiamo sistemi  politici che navigano indipendentemente dalla volontà del popolo e di Dio, generando attriti sociali e pericolose reazioni.
Il buon vivere può svilupparsi solo dove la religione e la politica diventano un solo corpo con la coscienza dell’individuo, con le gioie e le sofferenze dell’essere umano, con la volontà profonda e vera di vivere e di abitare in pace, libertà, fratellanza, tranquillità e, soprattutto, con l’amore di Dio.
 
ESSERE  IN  ARMONIA
Il concetto di essere in armonia, cioè esistere in armonia, è a fondamento della crescita positiva della civiltà umana.
Rispettare le leggi di Dio  significa esistere in modo buono, conveniente, organico, libero, creativo.
L’esistere degli esseri umani si attualizza nell’abitare, e l’abitare si estende nello spazio-tempo-luce architettonico. Porre quindi leggi armoniche nello spazio-tempo-luce dell’architettura.
L’armonia della legge è l’armonia dei cuori puri che si trasmette e trasforma lo spazio-tempo-luce dell’abitare
L’esistere in maniera buona comporta un potenziamento del  bene in  architettura.
 
ARCHITETTURA   ECOLOGICA
Architettura ecologica significa oggi un’architettura in sintonia con la natura, con le esigenze fisio-psichiche dell’uomo, con la sua necessità di abitare sano .
Tale architettura molte volte viene interpretata dai suoi promotori nel senso di un materialismo vitalistico, ove la sanità del corpo e della psiche spesso prescindono dai valori più profondi e spirituali.
Non è detto che una casa sana sia buona spiritualmente, così come non è detto che una persona sana sia buona moralmente.
Occorre fare attenzione a non deformare la lettura di tutta l’architettura con un occhio solo ecologico o bioarchitettonico. L’architettura è lo specchio dell’uomo, della sua complessità fisica, psichica e spirituale.
Una ecologia dei cuori degli abitanti, progettisti e costruttori di questo pianeta è il vero presupposto per una buona e sana architettura.
 
IL  VIVERE   SOCIO-ECONOMICO
Per vivere gli uomini hanno bisogno gli uni degli altri. L’interscambio tra gli individui è continuo ed avviene nei modi più disparati e secondo regole a volte ben definite, altre volte molto vaghe.
Esistono rapporti affettivi, rapporti di dipendenza lavorativa ed economica, rapporti di vicinanza, ecc.. Oggi le regole dell’economia di mercato deformano la quasi totalità dei rapporti, alla ricerca di un effimero equilibrio che mai non è raggiunto, ma che di continuo genera conseguenze nefaste per  l’umanità intera.
Un errato concetto di economia ha ridotto a cose senza vita la terra, l’uomo e la sua attività, trasformandoli in vuoto denaro. All’economia di mercato occorre sostituire una economia dell’amore che favorisca veramente la vita, la sua sopravvivenza e la sua crescita.
Il buon vivere socio-economico coincide con l’abolizione dell’economia di mercato, con la fine di una falsa rincorsa ad un falso profitto economico, con la morte del denaro come metro di valutazione, con la collocazione di Dio a misura di tutte le cose e con l’attuazione nell’azione sociale della Parola di Dio .
 
UN  VIVERE  SEMPLICE
Buon vivere significa vivere semplice, in maniera normale, ove la norma è la Parola di Dio. La semplicità aiuta a capirsi meglio, a non perdere mai di vista gli obiettivi principali della vita: l’amore, la libertà e la ricerca della verità.
Semplicità è amore perché il vero amore è semplice. Semplicità è libertà perché la libertà è semplice. Semplicità è verità perché la verità è semplice. Pertanto vivere semplicemente significa vivere con amore, libertà e verità.
Abitare con semplicità significa dunque vivere con amore, libertà e verità.
La semplicità nel vivere non esclude la complessità nella vita ma evita ciò che è complicato, intricato, forzatamente difficile. La semplicità rende liberi dalla schiavitù di false abitudini e convenzioni. La semplicità può essere complessa ma solo in quanto congruente spontaneamente alla verità del vivere. La semplicità è armonia nella complessità. Il complicato, invece, è disordine stonato nella complessità.
L’abitare, il vivere, possono essere complessi ma semplici. La semplicità non significa impoverimento del vivere, bensì armonia , organicità , ed economia del vivere nella complessità. La semplicità è pienezza di vita e di amore. La semplicità nei rapporti sociali è indice di benessere e civiltà.
Vivere è semplice quando è conforme a Dio.
 
LA  FEDE  E  LA  FIDUCIA
I due presupposti essenziali per un buon vivere sono: 1) la fede in Dio; 2) la fiducia negli altri.
La fede in Dio aiuta ad essere buoni, liberi, a camminare sulla strada giusta, a non avvilirsi allorchè il contesto risulta avverso, a creare cose utili per la società, a progettare e costruire secondo l’insegnamento di Dio, a comprendere l’universo che ci circonda, a vivere il Vangelo.
La fiducia negli altri continua l’opera di costruzione civile della fede in Dio. La fiducia nel prossimo concorre ad una vita di partecipazione, libertà,  armonia, allo stabilirsi di un profondo legame sociale, ad una pura, spontanea e vera solidarietà sociale, all’abolizione degli squilibri economici, ad una giusta distribuzione della ricchezza economica e sociale, ad un innalzamento dei valori spirituali a fondamento della società civile.
Coltivando la fede in Dio e la fiducia nel prossimo l’essere umano pone le basi per la creazione di una società libera e forte, dove l’amore direzionerà ogni scelta e l’interesse di ognuno sarà anche l’interesse di tutti.
La fede in Dio e la fiducia nel prossimo sono i costituenti essenziali per una civiltà umana migliore da realizzarsi nell’amore, nella libertà e nella verità.
 
ESISTENZA  ED  EFFICIENZA
Il buon vivere è legato ad un esistere in maniera efficiente. L’esistere si attualizza nel fare, ed il grado di bontà di questo nostro operato testimonia dell’efficienza, cioè della nostra capacità di produrre qualcosa di utile e buono per la collettività.
Purtroppo spesso capita che gli uomini, inseriti in una triste economia di mercato dove l’efficienza viene separata dalla bontà di prodotto e dalla bontà di esistenza, si ritrovano alienati nel loro lavoro, inconsapevoli della lacerazione avvenuta tra il buon vivere e la loro produttività.
La vuota efficienza, ovvero l’efficienza per il denaro, per l’accumulo del capitale, snatura l’uomo dai suoi fini più alti. La vera efficienza, invece, concilia il lavoro con il buon vivere, crea prodotti per un buon vivere.
L’efficienza legata all’esistenza e alla bontà crea i presupposti per una vita migliore all’insegna dell’amore. Anche gli architetti, gli ingegneri, i geometri, i costruttori, gli operai, gli abitanti, gli impiegati comunali addetti, gli amministratori, devono porre la loro efficienza al servizio del buon esistere per sé e per gli altri.
Esistere senza essere efficienti, senza partecipare alla creazione di un mondo migliore è un peccato. Occorre quindi saper esistere per poter saper essere efficienti, per saper promuovere un buon vivere per tutti.
 
UN  ABITARE   SEMPLICE
Per abitare con semplicità occorre abitare con fede, speranza e carità.
Con fede, perché è bene abitare con la fede nella vita, negli altri, in Dio, perché dona lealtà, fermezza, onestà all’abitare.
Con speranza, cioè con quel pio desiderio di tranquillità, sicurezza, pace, che è proprio dell’abitare e della consapevolezza di vivere su di un pianeta fragile ed in una natura imprevedibile.
Con carità, che è quel divino senso di partecipazione a tutto l’universo fisico e spirituale, nel rispetto reciproco, con affetto e comprensione, benevolenza, amore e bontà nei rapporti.
Un abitare semplice significa abitare con amore, in armonia con la legge divina, senza superbia verso la natura e l’umanità.
Un abitare semplice promuove il bene, la libertà, la fratellanza e la buona architettura. Abitare con semplicità significa aver compreso  il senso profondo della vita.
 
IL  CUORE  DELLO  SPAZIO  ABITATO
Il cuore di una casa, di una abitazione non è il camino, non è il patio, ecc. , bensì consiste in qualcosa di non tangibile fisicamente, ma percepibile spiritualmente: l’amore di chi vive in quel determinato spazio-tempo-luce.
Un camino non basta a creare un centro della casa, un punto di forza; un patio non diventa un cuore di una abitazione se coloro che fruiscono di quello spazio non amano il luogo in cui vivono.
Per percepire il cuore dello spazio abitato non c’è bisogno di andare alla ricerca di forti segnali nello spazio: il cuore lo si percepisce anche dai particolari, da un piccolo soprammobile, da un fiore ben posto, da una tavola ben preparata, dal sorriso di un bambino. Il cuore lo si percepisce dalla verità dello spazio, dal messaggio chiaro e forte che proviene dal luogo ove abitiamo: un messaggio di partecipazione alla vita fisica e spirituale in spirito di carità.
Il cuore dello spazio abitato è nell’atmosfera di amore che emerge dalle diverse attività che vi svolgono le persone, attività di legame, collaborazione, costruzione, che trasformano positivamente e organicamente l’architettura  del luogo. E' per questo che la vera architettura organica si genera sempre dall'interno verso l'esterno .
Il cuore dello spazio abitato siamo noi, il cuore buono dello spazio è Dio.
 
IL  SENSO  DEL  RICOVERO
Lo spazio-tempo-luce creato da una buona architettura infonde sempre un senso di sicurezza, protezione, comodità. In altre parole, avvertiamo il senso del ricovero, cioè di una architettura organica rispondente a determinate esigenze in modo spontaneo, genuino, gioioso.
La sensazione del ricovero genera la tranquillità in chi fruisce quel particolare spazio-tempo-luce e crea la premessa per un buon vivere e quindi per un buon abitare.
Il senso del ricovero corrisponde alla ricerca di Dio come rifugio e salvezza per la nostra anima. Una buona architettura ed un buon abitare comunicano la presenza di Dio e promuovono un buon vivere.
L’essere umano ricerca nello spazio-tempo-luce architettonico la sensazione di ricovero come si ricerca un vecchio amico, con la necessità di un incontro familiare, affettuoso, sicuro, vero.
Il senso del ricovero si fonda sia sui valori spirituali dell’uomo sia sui bisogni fisio-psichici. Il senso del ricovero non è dato soltanto dalla mera apparenza delle forme o da tecnologie che ottimizzano la funzionalità dello spazio, ma dalla capacità di infondere amore nell’abitare e nello spazio-tempo-luce architettonico.
Il senso del ricovero è la certezza di essere in presenza di amore, di abitare con amore e di poter vivere con amore.
 
L’OSPITALITA’
Un buon abitare implica una buona architettura, cioè uno spazio-tempo-luce capace di ospitare comodamente le diverse attività dell'uomo.
Non ci può essere un buon vivere se non c'è pure una buona ospitalità, ovvero quella capacità degli esseri umani di accogliersi l'un l’altro, di aprire l’intimità del proprio abitare all’esterno, alla società, al prossimo.
L’ospitalità è legata al vivere ed all’abitare in libertà, senza pregiudizi. Ospitalità significa accettare gli altri, offrire, dare, far godere, essere generosi, cortesi, cordiali.
L’essere ospitali vuol dire amare il prossimo, porre la fratellanza reciproca come valore supremo.
La casa, lo spazio collettivo, la città, devono essere intrinsecamente e organicamente strutturate sul principio dell’ospitalità se si vuole pervenire ad un veritiero buon abitare.
 
FUNZIONE  E  VERITA’
Tratto dall’Ecclesiaste, co.29.21 :” Indispensabili alla vita sono l’acqua, il pane, il vestito e una casa che serva da riparo “. Bisogna essere veri e semplici nello scegliere il proprio modo di abitare, cercare di comprendere le più pure necessità della vita fisio-psichica e spirituale e provvedere ad esse con uno spazio-tempo-luce architettonico congruente ed efficiente.
Occorre partire dalla verità dell’abitare, discernere, conoscere con attenzione, seguire la personale e pura intuizione e, solo allora, convergere sul livello funzionale, trasformando le informazioni vere in funzioni altrettanto vere. Una funzionalità priva di verità, non organica alla vita, non strutturata sulla verità delle persone che abitano e sulla verità di Dio, non ha senso, non ha alcun significato, è una inutile applicazione della nostra ragione senza alcuna guida, ragione sottoposta all’effimero vento delle mode e dei nostri desideri più alienati.
Ricercare la verità, perseguire il buon abitare, disporre delle buone funzioni nello spazio-tempo-luce dell’architettura, utilizzare forme e tecnologie che migliorano la nostra vita, questi sono i veri obiettivi che dobbiamo porci nella  progettazione e costruzione. La verità illumina la ricerca di una buona funzionalità organica , la illumina dall'interno verso l'esterno .
La funzione architettonica riflette la verità dell’abitare, nel bene e nel male, ed è per questo che occorre porre prima l’amore di Dio, poi il buon vivere, poi il buon abitare ed infine la verità funzionale intesa come buona architettura organica .
 
UMILTA’  E  RISPETTO
Il buon abitare è umiltà; questa non è intesa come comportamento sottomesso, bensì come forza della semplicità. Il buon abitare è degno di rispetto se riflette la verità. Quindi, umiltà e rispetto significano rispettivamente: forza della semplicità e verità dell’abitare.
L’umiltà ed il rispetto conducono ad una dignità dell’abitare, ad una stima reciproca con il prossimo e con Dio. L’umiltà ed il rispetto sono valori essenziali per un buon vivere  ecumenico, organico, all’unisono  con l’amore che infonde Dio nell’umanità per farci pervenire ad una vita pura, libera e vera. Non ci potrà essere buon vivere se l’essere umano non sarà capace di abitare con umiltà e rispetto.
L’umiltà nell’abitare scaturisce dal rispetto di Dio, e con l’umiltà che è in noi si costruisce il rispetto dell’abitare come dignità di vita. Insieme, l’umiltà ed il rispetto dell’abitare generano la buona architettura organica intesa come verità e amore.
 
ABITARE  CON  DIO
Abitare con Dio significa abitare con amore: Dio è con noi, dentro di noi, intorno a noi. Abitare con amore significa partecipare alla creazione, vuol dire esistere con verità nello spazio-tempo-luce.
Abitare con Dio significa abitare con il prossimo, essere aperti ad uno scambio e ad un aiuto reciproco, ad un rapporto armonico con l’ambiente che ci circonda.
Come noi sapremo far abitare Dio nelle nostre coscienze, così all’esterno nell’architettura si rispecchierà la maniera con cui abbiamo accolto l’amore di Dio.
Il buon vivere, il buon abitare e la buona architettura sono realizzabili solo con l’amore di Dio. Solo se accetteremo Dio dentro di noi e lo vivremo, potremo asserire di abitare con Dio e di agire e costruire in consonanza con il suo amore.
Abitare con Dio significa amare Dio e il prossimo, significa abitare con gioia, allegria, serenità, pace, libertà, altruismo, misericordia, umiltà, prudenza, giustizia, fortezza, temperanza, fede, speranza e carità.
 
UNA  CASA  SEMPLICE
La casa è lo specchio del nostro esserci, del nostro vivere quotidiano, intimo, personale, è l’espressione di ciò che siamo, che siamo stati e che saremo o che vorremmo che fossimo.
Le nostre aspirazioni, i nostri bisogni, i nostri affetti, il nostro altruismo, la nostra personalità, il nostro senso civico, si riflettono nella casa, nell’abitare.
La casa è espressione dello spirito dell’umanità e quindi dei suoi valori più alti. Tale compito richiede una qualità essenziale: la semplicità. Semplicità non intesa come banalità, assuefazione ad un canone standard, bensì la pura, sana, organica e buona espressione del nostro esserci.
Un buon abitare conduce ad una casa buona, una casa buona ad una casa semplice come risultato di un progetto e di una costruzione buona.
Una casa semplice è congruente al modo di abitare, è in armonia con l’ambiente circostante, esprime l’amore per la vita e la verità dell’esserci, è il risultato di una buona costruzione e di una buona progettazione, esprime la dignità del vero abitare.
Una casa semplice è spontanea, libera, prudente, giusta, forte e dolce. Una casa semplice è opera della volontà di Dio.
 
ARCHITETTURA  COME  ESPRESSIONE  DI  BUONI  SENTIMENTI
L’architettura non deve ricercare spazi creati da un vuoto formalismo, da una teoria estetica di tipo ‘puro visibilista’ che comporta una espressione solo formale legata ad astratti canoni estetici.
La buona architettura rifugge da una rappresentazione simbolica dello spazio priva del senso etico e morale dell’uomo .
La buona architettura è espressione di verità, bellezza e giustizia, tre momenti che convergono nell’idea primaria di carità. Pertanto se l’architettura vorrà essere buona dovrà ispirarsi alla bontà infinita di Dio e di conseguenza attuare i tre canoni estetici assoluti: verità, bellezza e giustizia.
La buona architettura dovrà esprimere buoni sentimenti attraverso le proprie forme, le proprie tecnologie e le proprie relazioni spaziali, dovrà essere un evento intensamente umano, profondamente vera, giusta e bella, essenzialmente libera , organica  e buona.
Una buona architettura promuove un vivere buono secondo l’insegnamento di Dio; una buona architettura è pura come l’anima di un bambino.
Una buona architettura si fonda sulla carità,  esprime la carità di chi sa esistere nel mondo in organica armonia con gli altri esseri e con Dio.
 
ALLA  RICERCA  DELLE  FORME  BUONE
Occorre ricercare nel fare architettura le forme simboliche che esprimono il buono, il bello, il bene, il vero, il giusto, la libertà e la carità di Dio.
Gesù disse:” Il regno dei cieli è per chi è come i bambini “.  Dai bambini, dai puri di cuore, la sorgente delle forme simboliche buone, dell’espressione di buoni sentimenti, di atteggiamenti improntati alla verità e libertà.
Il cuore dell’architettura deve raggiungere la purezza dei cuori dei bambini se vuole essere pienamente nel cuore di Dio.
 
AMORE, STILE  E  ARCHITETTURA
Non necessita stile per una buona architettura, bensì occorre buon senso nella scelta delle soluzioni in  armonia  al luogo, al tempo e principalmente all’uomo.
Molti grandi architetti sono rimasti incapsulati nell’orgoglio del loro stile personale, molte volte perdendo di vista la buona riuscita dell’opera architettonica nella sua globalità. Spesso la esasperata sperimentazione e ricerca della novità conduce a mode effimere e contrarie all’umanità.
La creatività, la genialità, la libertà, non si attuano con l’imporre uno stile, bensì operando nell’architettura all’insegna dell’amore di Dio ed utilizzando di volta in volta in modo organico materiali, tecnologie, criteri funzionali, economici, estetici, diversi soltanto per la buona riuscita dell’opera e per il bene di tutti.
 
LA  VOLONTA’  DEL  COMMITTENTE
La volontà del committente va rispettata, la richiesta di determinati spazi e relazioni per la realizzazione di un particolare modo di abitare e vivere va rispettata.
Nessuno può giudicare secondo una astratta idea oggettiva che semplifica e restringe la libertà e  la varietà delle manifestazioni della vita. Occorre tenere in somma considerazione i bisogni dell’utente per realizzare un buon progetto organico di architettura.
I progettisti, i costruttori  hanno una personale concezione dell’abitare che non deve essere imposta ai singoli abitanti, bensì con umiltà, verità e amore devono confrontarsi e correlarsi con i diversificati desideri degli utenti e soprattutto con la volontà di Dio.
Una buona progettazione e costruzione rispetta la volontà di Dio e del committente,  e tenta di armonizzare organicamente il tutto con la finalità di realizzare uno spazio-tempo-luce espressione di amore.
 
UN  PROGETTARE  SEMPLICE
La verità è nella semplicità: così anche la vera architettura è nella semplice espressione. Una  soluzione progettuale semplice scaturisce da una buona sintesi di intellettualità e sapienza.
L’intelletto promuove una conoscenza più analitica, mentre la sapienza concorre ad una conoscenza più sintetica. La sapienza da sola risulterà carente nel momento attuativo della progettazione, mentre l’intelletto da solo sarà manchevole nella impostazione dei principi che dovranno fare da guida nella soluzione progettuale.
Un progettare semplice nasce da una profonda fede nella sapienza come riflesso della ‘luce’ di Dio e da una pratica intellettuale rigorosa, scientifica, economica, vera e onesta nella sua processualità metodologica.
Il progettare semplice è verità e libertà come frutto congiunto e organico della sapienza, della scienza, della fede, della ragione, della poesia e della tecnica.
 
ECONOMIA  E  PROGETTO
Un buon progetto è sempre un progetto economico. Tutta la creazione è un grandioso esempio dell’attuarsi del principio di economia.
Per economia non si intende qui il significato che lega la parola strettamente all’economia di mercato e, quindi, al profitto legato all’accumulo di capitale nella forma alienata del denaro.
Economia nel senso di buon progetto significa la buona organizzazione delle risorse disponibili in modo da ottenere il massimo risultato con il minor dispendio di energia.
Occorre poi chiarire che per massimo risultato nel progetto si intende: l’ottenimento del maggior grado di benessere, la realizzazione di uno spazio-tempo-luce esistenziale ottimale per il buon vivere ed il buon abitare.
Un progetto è economico quando concorre al buon vivere ed al buon abitare, quando la finalità è il rispetto della volontà di Dio, quando il progetto particolare partecipa di una globalità progettuale a carattere spirituale.
Economia nel progetto significa rispetto della natura, del prossimo, di Dio.
 
UN  BUON  ARCHITETTO
Un buon architetto è colui che attua il buon progettare e quindi promuove il buon vivere ed il buon abitare.
Un buon architetto deve coltivare per la sua crescita personale e professionale: la sapienza, l’intelletto, il consiglio, la fortezza, la scienza, la pietà e il timor di Dio. Deve inoltre vivere il suo mestiere con fede, speranza e carità, ed agire con prudenza, giustizia, fortezza e temperanza.
Il buon architetto - così anche il buon costruttore, committente, ingegnere, geologo, geometra, operaio, ecc. - è un esempio vivente di verità e amore, in altre parole è presenza di Dio nel mondo.
Dio è dentro di noi e si manifesta nel buon architetto attraverso buoni progetti e la realizzazione di buone opere rivolte al buon vivere ed al buon abitare. Il buon architetto svolge la sua professione con umiltà, rispetto ed onestà.
Il buon architetto vede la sua vita come una missione, vede l’architettura come il mezzo per esprimere l’amore di Dio, vede la sua professione come un servizio per la crescita positiva e organica dell’umanità all’insegna del principio della carità universale.
 

 

 
 La finalità principale dell’Architettura è la realizzazione dell’amore di Dio nel mondo. Ciò significa che l’Architettura è buona ed organica quando scaturisce da un atto di amore che concorre al buon vivere ed al buon abitare e, quindi, alla libera e vera espressione di buoni sentimenti e buone azioni.

 
Il progettare , costruire e abitare con Dio  si può riassumere nei seguenti dieci principi:
1)  Dio è l’origine, la sapienza e l’amore del buon progettare , costruire e abitare;
2)  Progettare, costruire e abitare con Dio significa amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente;
3)  Progettare, costruire e abitare con Dio  significa amare  il prossimo come Dio ci ha amati;
4)  Progettare, costruire e abitare con Dio promuove organicamente il buon vivere e il buon abitare;
5)  A chi non approva un tuo progetto o costruzione offri un altro progetto o costruzione;
6)  Ama chi ostacola il tuo progettare, costruire e abitare;
7)  Progetta, costruisci e abita  con umiltà e sarai esaltato;
8)  Progetta, costruisci e abita  con verità e sarai santo;
9)  Chiedi l’onesto e giusto compenso per il tuo lavoro;
10) Progettare, costruire e abitare  con carità sia una regola e non una eccezione.

 

 


Fonte :   Tratto dal libro Progettare , costruire e abitare con Dio , di Carlo Sarno , e-book pubblicato sul portale web ARTCUREL: Arte, Cultura e Religione nel 2002, link: www.artcurel.it   .



Una nuova edizione riveduta e ampliata del libro Progettare, costruire e abitare con Dio di Carlo Sarno è stata pubblicata nel 2017 con le Edizioni Sant'Antonio - Omniscriptum (  www.edizioni-santantonio.com/catalog/details//store/it/book/978-620-2-00005-5/progettare,-costruire-e-abitare-con-dio ).



Progettare, costruire e abitare con Dio : Architettura cristiana è Architettura con Amore , di Carlo Sarno

Edizioni Sant'Antonio - Omniscriptum , 2017.

Il libro presenta alcune riflessioni e richiami biblici per promuovere la Parola del Vangelo di Gesù Cristo nell'Architettura. La finalità principale dell'Architettura è la realizzazione dell'amore di di Dio nel mondo. Ciò significa che l'Architettura è buona ed organica quando scaturisce da un atto d'amore che concorre al buon vivere ed al buon abitaree, quindi, alla libera e vera espressione di buoni sentimenti e buone azioni.





 

 

 

 

 

Note biografiche


        

 

Architetto Carlo Sarno

architettura organica, architettura liturgica cristiana, apostolato cristiano cattolico artistico culturale

 


L'architetto Carlo Sarno è nato a Cava de’ Tirreni (SA) il 16 luglio 1959, giorno dedicato alla Madonna del Carmelo, e ivi è  stato battezzato il 16-7-1959 presso la Parrocchia della Chiesa di S.Lorenzo M.  ed ha ricevuto i sacramenti dell'Eucarestia e della Cresima il 28-5-1967 nella Cattedrale, Arcidiocesi di Amalfi - Cava de' Tirreni. Il 16-4-2003 è entrato nell'Ordine Eq. del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Si è sposato il 25-2-2012 con la Dott.ssa Yaryna Moroz, studiosa di arte medievale, iconologia e agiografia ( www.artcurel.it/yarynamoroz.htm ). Il 5-3-2014 ha ricevuto insieme alla moglie lo Scapolare della Madonna del Carmelo nella Chiesa di S. Maria in Traspontina a Roma.
Ha svolto ricerche per vari anni presso la Facoltà di Architettura di Napoli con il prof. Rolando Scarano su Teorie e Metodologie scientifiche per la progettazione in Architettura ed è stato tecnico incaricato della Regione Campania nella ricostruzione dopo il terremoto del 1980 in Irpinia. Negli anni ottanta è stato teorico a Napoli di una breve corrente artistica denominata "Arte Simulativa", pubblicando alcuni libri di riferimento.   
Figlio di Antonio Sarno (1921-2003) esponente dell’Architettura Organica Italiana, con il fratello Carmine Sarno ha fondato nel 1981 lo Studio Sarno Architetti ( www.sarnoarchitetti.it ) che promuove l'Architettura Organica ispirata a principi cristiani ed ecosistemici,  realizzando opere che li hanno posti all'attenzione della cultura architettonica nazionale e internazionale. Nel 2005 ha fondato con il fratello Carmine il Portale Web Internazionale dell'Architettura Organica ( www.architetturaorganica.org ) ed è Presidente di ADAO - Amici dell'Architettura Organica (Gruppo internazionale per l'Architettura Organica). Nel 2009 hanno pubblicato insieme il libro Lineamenti di Architettura Organica. Dal 2012 Presidente onorario di ANDEL (Associazione Nazionale Difesa Edifici Liberty).
Dal 1988 approfondisce il rapporto tra il Vangelo di Gesù Cristo, l’architettura e l’arte cristiana.  Ha pubblicato libri di arte e architettura a riguardo: Architettura e Amore (1988), Arte Tempo e Simulazione (1989), Progettare costruire e abitare con Dio (2002), Per una definizione di Arte Cristiana (2008). 
Nel 2002 Carlo Sarno ha fondato: ACCARCU - Apostolato Cristiano Cattolico Artistico Culturale. ACCARCU promuove studi e ricerche sul rapporto tra il Vangelo di Gesù Cristo, l'arte e la cultura cristiana ( www.artcurel.it/accarcu.htm ). In internet è direttore della webrivista cattolica " ARTCUREL : Arte, Cultura e Religione " ( www.artcurel.it ) e cura un sito web sull’Architettura Cristiana   www.carlosarno.it/architetturacristiana.htm  .
Segretario del Comitato Pro Monastero di San Liberatore (Associazione di volontariato O.N.L.U.S. fondata nel 2007 dall'Arcidiocesi di Amalfi-Cava).    
Nel 2008 fonda il Portale " HIERUSALEM " come Opera Ecumenica di Sostegno Spirituale a Gerusalemme ( www.oessh.org ).
Nel 2008 è stato Presidente del Raduno Internazionale con Mostra e Convegno sul tema “ Dio è Amore, Amore è Arte” presso l'Abazia benedettina della SS. Trinità di Cava.
Nel  2014 l'architetto Carlo Sarno ha fondato lo studio Sarno Architetti Roma www.houzz.it/pro/archcarlosarno/_public e attualmente vive tra Roma e Cava de' Tirreni e, oltre a svolgere la professione libera di architetto, è impegnato nell'apostolato culturale cristiano e svolge ricerche tra il Vangelo di Gesù Cristo, l'Arte Cristiana, l'Architettura Organica e l'Architettura Liturgica Cristiana.

Tel. 089-463093, cell.331-2672397. Sito personale: URL www.carlosarno.it , e-mail: info@carlosarno.it ; arch.carlosarno@libero.it  .


 

 

 

 



 

 

 

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